La musica è una parte importantissima della nostra vita, e ci accompagna ogni giorno nei momenti brutti ed in quelli felici, ma il suo impatto è solo esterno al nostro corpo o riesce ad influire anche su di esso? Nel nostro cervello sono presenti i neuroni, che comunicano tra loro attraverso i neurotrasmettitori, che vengono rilasciati e vanno ad interagire con i neuroni limitrofi trasformando l’impulso iniziale in una risposta cellulare specifica. 

Nel momento in cui ascoltiamo musica nel nostro cervello si verifica un effetto simile a quello che avviene con l’assunzione di droghe psicoattive che causano il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto in molti processi chimici dei neuroni, e che contribuisce alla sensazione di piacere, appagamento e benessere, migliora il tono dell’umore, favorisce l’attenzione e l’apprendimento, fa bene al cervello e al cuore e stimola i ricordi. La musica dagli antichi greci veniva definita come tutte “le arti delle muse”, un qualcosa di perfetto. Ad oggi è strumento di comunicazione e dell’espressione di sé, è legata all’evoluzione umana e veniva utilizzata già 39.000 e 43.000 anni fa, infatti già a quel tempo danzare sulla base di una musica prodotta con le ossa di animali prima di una caccia o una battaglia, aveva l’effetto di tenere uniti i partecipanti. 

I SUOI EFFETTI 

l’effetto prodotto dalla musica oltre a riflettersi sulle emozioni è anche in grado di influenzare il sistema cardio vascolare, il battito cardiaco e la pressione sanguigna. i diversi generi musicali infatti sono in grado di generare diversi effetti in chi li ascolta. In generale la musica classica è meditativa e può ridurre lo stress, mentre la musica ritmata può aumentare la concentrazione, la motivazione e l’umore. Tenendo sempre conto dei gusti musicali. 

IL PROCESSO DI ASCOLTO 

il suono è un fenomeno fisico, è la vibrazione di un corpo che produce una variazione della pressione dell’aria generando delle onde che si propagano fino al nostro apparato uditivo che, trasformate in impulsi, vengono recepite dal cervello come una sensazione sonora. Quando ascoltiamo della musica la fase d’ascolto si divide in due fasi: la prima è la detta uditiva, mentre durante la seconda il suono passando attraverso il talamo raggiunge il lobo

temporale e da lì coinvolge il sistema nervoso e a questo punto si dice che il suono è stato “intellettualizzato”. Da quel momento il nostro cervello è in grado di distinguere il linguaggio della musica, così che durante l’ascolto possa servirsi di un sistema neurale per il riconoscimento della melodia e uno per il significato delle parole. 

L’EMISFERO DESTRO E L’EMISFERO SINISTRO 

Quando ascoltiamo musica si attivano entrambi gli emisferi creando connessioni tra di loro. La parte destra attiva l’immaginazione e le emozioni, mentre quella sinistra si concentra sulla melodia e sulle parole. Alcuni studi dimostrano che i musicisti percepiscono la musica in due modi a seconda delle emozioni che provano durante l’ascolto, se vogliono semplicemente lasciarsi trasportare, quindi lo fanno in modo superficiale, si attiva l’emisfero destro, mentre se lo fanno da un punto di vista tecnico l’emisfero sinistro prende il sopravvento. Entrambi gli emisferi traggono benefici dalla musica. 

OLIVER SACKS 

Fu tra i primi a spiegare gli effetti della musica sul nostro umore. Per anni lavorò come neurologo a contatto con malati di Alzheimer, raccontava, infatti, che tutti i suoi pazienti reagivano alla musica, specialmente quando si trattava di vecchie canzoni, e che sembrava toccare corde della memoria e dell’emotività che altrimenti sarebbero state inaccessibili per loro, riaquisivano quel periodo della loro vita e la personalità che avevano nel momento in cui avevano ascoltato quelle canzoni per la prima volta, e quella lucidità poteva durare per le ore successive. 

LA MUSICOTERAPIA 

Terapia espressiva in cui l’elemento sonoro viene utilizzato come mediatore relazionale e come strumento riabilitativo e terapeutico. Il suono e la musica possono infatti facilitare un intervento sui disturbi della sfera espressivo-comunicativo-relazionale e agevolare progressi di integrazione. Può quindi facilitare l’espressione di vissuti emotivi e la loro organizzazione in strutture formali e simboliche. 

Le strategie che utilizza fanno riferimento a concetti di empatia e sintonizzazione affettiva e improvvisazione, cercando di integrarli in una concezione musicoterapica che li integri e traduca. 

Può essere d’aiuto anche nel periodo di gravidanza per favorire lo sviluppo fisico e mentale del feto. A partire dalla ventisettesima settimana si potrà quindi far iniziare ad ascoltare al bambino della musica, preferibilmente classica, perché basata su una sequenza musicale semplice, lineare e stimolante.

Melissa Frioni

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